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Comunicazione paolina: intervista a don Roberto Ponti

di Serges Katato

Nonostante la pandemia di coronavirus, la “Settimana della Comunicazione” e il relativo “Festival della comunicazione” non si sono arresi. La nuova situazione che sta attraversando il mondo impone la riduzione dei contatti fisici e degli incontri e il festival dovrà userà altre forme per esprimersi, diverse da quelle delle quattordici precedenti edizioni. Per questa quindicesima edizione, i Paolini e Paoline della grande famiglia fondata dal beato Giacomo Alberione ripropongono il festival "on line" in modo che tutti possano partecipare. E d'ora in poi, questa edizione non è semplicemente nazionale, ma molto più internazionale. Si noti che nel corso degli anni, questo festival ha sempre affrontato temi legati a quello del papa, per le giornate mondiali di comunicazione sociale, e questo dal 2006. E per quest'anno, in particolare questo momento caratterizzato dalla covid-19, la Settimana della comunicazione che riflette sul tema "Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria (Es 10,2) La vita si fa storia”. Don Roberto Ponti, sacerdote della Società San Paolo, uno dei membri del comitato organizzativo spiega brevemente alcuni dei temi che il festival di solito affronta.

In che modo la Società San Paolo contribuisce a migliorare la comunicazione in Italia?

La Società San Paolo con la sua storia più che centenaria nel campo della comunicazione e dell’evangelizzazione ha dato un contributo sia culturale che pastorale all’Italia. Anche oggi la presenza autorevole e professionale dei media paolini continua questo apporto alla realtà italiana, ovviamente con una attenzione cambiata verso il mondo della comunicazione che ha subìto una profonda mutazione.

Informazione e fake news: secondo lei qual è l'antidoto alle bufale?

L’aumento della quantità di informazione e la possibilità di accesso quasi continuo di tutti gli utenti se da un lato fornisce maggiore scelta, dall’altro genera anche un flusso accresciuto di fake news. Le bufale sono sempre circolate nel mondo della comunicazione; oggi però la quantità e la diffusione di queste false notizie è enorme e quindi occorre più attenzione. L’antidoto alla fake news è una formazione all’uso dei media, alla comprensione della fonte, alla capacità autonoma di verifica. Lasciarsi “invadere” dalla pervasività dei media senza mettere in gioco seriamente la propria intelligenza e la propria formazione: questo è il vero rischio che corriamo nell’attuale contesto comunicativo.

Informazione e coronavirus: come giudica la qualità della comunicazione in questo periodo di quarantena?

Vale quanto ho appena espresso riguardo alla realtà delle fake news, con un punto di rilievo in più: al tempo della pandemia le affermazioni di politici, scienziati, esperti hanno un influsso diretto sul comportamento dei cittadini. In genere per quanto riguarda l’Italia ho constatato una responsabilità crescente dei responsabili della comunicazione, quindi soprattutto dei giornalisti. Direi che la qualità e l’impegno del mondo della comunicazione in questa fase delicata della nostra storia sono di buona qualità.

Informazione e Chiesa cattolica: per lei in che modo si dovrebbe lavorare per migliorarla?

In Italia questo tema è particolarmente complesso per la presenza della sede della cristianità. Inoltra ci sono diversi media che sono gestiti direttamente dalla Chiesa cattolica o da realtà che si rifanno ad essa. Quindi c’è un uso diretto dei media da parte della Chiesa e questo uso è considerevolmente migliorato nel corso degli anni. La specificità paolina in questo ambito è di voler gestire i suoi media il più possibile partendo da una posizione di diretto dialogo con la comunicazione in generale, senza sentirsi una voce ufficiale della Chiesa, quindi nel rispetto del Magistero ma in piena libertà di espressione. Un altro discorso è la comunicazione che è fatta “sulla” Chiesa cattolica. Nonostante esistano giornalisti ben formati per comprendere e rilanciare i temi e gli avvenimenti della Chiesa, spesso si corre il rischio di cadere negli stereotipi o di cadere in semplificazioni che non aiutano la buona comunicazione.

Informazione e giovani: come invogliare gli under 30 a leggere più giornali?

Penso che anche tra gli under 30 ci sia chi cerca un’informazione di qualità e per questo legge regolarmente (magari nell’edizione digitale) i giornali e le riviste. Certo che si tratta anche qui di una formazione che si deve dare per far capire – fin dalla giovinezza – che informarsi correttamente costituisce la base per una vita sociale significativa e anche per potersi realizzare pienamente nel mondo del lavoro. Non si può accettare la pigrizia di un giovane che non cerca il meglio per la sua vita. L’informazione fa parte di questo “meglio” che deve essere sempre ricercato.

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La Società San Paolo è una Congregazione Religiosa fondata nel 1914 in Italia ad Alba (Cuneo) dal Beato Giacomo Alberione.