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Conflicto entre Estados Unidos e Irán, un problema de comunicación

por Esteban Moreno

 


El asunto de la posible guerra entre Estados Unidos e Irán, ha cubierto los títulos de los periódicos en todo el mundo. Del conflicto entre los dos países y sus posibles consecuencias geopolíticas, ¿qué tanto conocen los jóvenes? Preguntamos a Tania Montiel, 26 años, de Estados Unidos, junto con Anam Saleem, 23 años, de Líbano. “Pienso que la responsabilidad es de los grandes grupos de poder, ya que al no tener paz ellos mismos, no tienen paz con los demás – afirmó Saleem –. de la cual, su familia vive muy cerca de Irán, “si existiera un conflicto mayor, mi familia y demás seres queridos se verían involucrados”. “Los Estados Unidos son una nación interesada en los problemas de los países pobres, aquellos considerados tercer mundo” – ha dicho Montiel –. “Buscamos de ayudarles a obtener su libertad, a tener mejores condiciones de vida, aunque también debo reconocer que muchas veces los métodos utilizados no son los mejores”. 


Si bien las ideas de las dos chicas fueron muy símiles, la primera diferencia se encontró cuando se habló sobre el interés por parte de los jóvenes en la situación actual. “Creo que los jóvenes están interesados en el conflicto, porque en caso de que todo pase a mayores ¿Qué futuro les espera a ellos? No habría trabajo, seguridad ni los demás servicios necesarios”, comentó la joven libanesa, mientras la estadunidense piensa que “los jóvenes no están muy interesados en estas cuestiones, porque piensan que las medidas graves de todo esto no llegarán, es decir, lo ven muy lejos y se concentran más en cosas como la vida de los artistas, el uso del internet y demás cosas, que no tengan nada que ver con política”. 

Egoísmo y falta de comunicación son las principales causas de la guerra, pues al no existir ningún diálogo entre las naciones involucradas, no dan prioridad a los intereses en común, como lo es la paz y tranquilidad de los habitantes de las varias naciones, y por consecuencia entre países existe división.


“Es esencial la comprensión, – continuó Montiel –. Lamentablemente cada país piensa que su forma de pensar y actuar es la mejor, sin pensar en las demás personas que pueden verse afectadas”. “La persona que se respeta a sí misma respeta a las demás – terminó Saleem –. Si respetas a los que viven cerca de ti, tu nación, respetas también aquellos que son lejanos. Si dentro de nosotros hubiera más amor, estos conflictos no existirían.

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Tensioni tra Usa e Iran, ragazze libanese e statunitense a confronto

di Esteban Moreno



La questione della possibile guerra tra gli Stati Uniti e l'Iran ha monopolizzato i titoli dei giornali di tutto il mondo. Delle tensioni tra i due Paesi e delle possibili conseguenze geopolitiche quanto ne sanno i giovani? Lo abbiamo chiesto a Tania Montiel, 26 anni, dagli Stati Uniti, e Anam Saleem, 23 anni, dal Libano. «Penso che la responsabilità ricada sui grandi gruppi di potere, non hanno pace tra loro e quindi non hanno pace con gli altri – ha affermato Saleen, la cui famiglia vive molto vicino dell'Iran –. Se dovesse verificarsi un grave conflitto, la mia famiglia e i miei cari sarebbero coinvolti». «Gli Stati Uniti sono una nazione interessata ai problemi dei paesi poveri, quelli considerati il Terzo mondo – ha ammesso Montiel –. Cerchiamo di aiutarli a ottenere la loro libertà, ad avere migliori condizioni di vita, anche se molte volte devo riconoscere che i metodi utilizzati non sono i migliori».

Sebbene le idee delle due ragazze siano perlopiù simili, le prime differenze si sono riscontrate in merito all'interesse dei giovani per la situazione attuale. «Credo che i giovani siano interessati al conflitto. Nel caso scoppiasse, quale futuro ci sarà per loro? Non ci sarà lavoro, sicurezza o i servizi necessari», ha detto la ragazza libanese, mentre la statunitense pensa che «i giovani non siano così interessati alla questione, perché pensiamo che le conseguenze disastrose di questo conflitto non arriveranno negli Stati Uniti, cioè, lo vediamo molto lontano e ci concentriamo maggiormente su cose come la vita degli artisti, l'uso di Internet e nulla che abbia a che fare con la politica».


Egoismo e mancanza di comunicazione sono le principali cause della guerra, perché se non esiste nessun dialogo tra le nazioni e non si privilegiano gli interessi comuni, come la pace e la tranquillità degli abitanti delle varie nazioni, ci saranno sempre le divisioni. «Essenziale è la comprensione – ha continuato Montiel –. Purtroppo ogni paese si concentra su ciò che pensano sia giusto e sul modo in cui lo fanno, senza curarsi delle persone he saranno colpite». «La persona che rispetta sé stessa rispetta gli altri – ha terminato Saleen –. Se rispetti quelli che vivono vicino a te, la tua nazione, rispetti anche quelli che sono lontani. Se dentro di noi ci fosse più amore, questi conflitti non esisterebbero».

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La Società San Paolo è una Congregazione Religiosa fondata nel 1914 in Italia ad Alba (Cuneo) dal Beato Giacomo Alberione.