• Redazione

Festival della comunicazione: intervista a Tarcisio Cesarato

di Serges Kalembo


La diocesi di Molfetta sta ospitando il Festival della comunicazione organizzato in collaborazione con la Società San Paolo. Don Tarcisio Cesarato, esperto del settore, ha risposto ad alcune domande sul futuro della comunicazione.


Cosa può dire oggi di nuovo la Società San Paolo circa la comunicazione?

La Società San Paolo usa da sempre i mezzi più celeri ed efficaci che il progresso mette a disposizione nel campo della comunicazione. Oggi viviamo in una società in cui ci troviamo immersi da messaggi. Tutti si sentono in dovere di dire la loro. Troppa gente usa il web come veicolo emozionale, esprimendo giudizi su persone e diffondendo messaggi spesso contradditori tra loro. È importante che il Web resti uno strumento di scambio e confronto immediato, il sentire personale non deve mai esimersi dal confronto con fatti realmente accaduti e fondato su fonti realmente attendibili. Questo perché, come dice il Papa, il primo dovere di noi credenti è quello di umanizzare il mondo della comunicazione. Sì, perché «la comunicazione ha bisogno di parole vere in mezzo a tante parole vuote». E a noi comunicatori cristiani – per missione o per professione – ha detto che abbiamo una grande responsabilità perché: «i vostri racconti possono generare spazi di libertà e di schiavitù, di responsabilità e di dipendenza dal potere…».

Come si collega questo festival con la figura di don Alberione?

Noi paolini dobbiamo essere “San Paolo vivo oggi”, dobbiamo cioè diventare apostoli come l’Apostolo che è stato capace di raggiungere tutti usando tutti i mezzi di evangelizzazione a sua disposizione. Il Beato Don Alberione ce lo diceva chiaro: «Visto che la gente non va più inchiesa, andate voi dalla gente con i mezzi che il progresso ha messo a vostra disposizione». Equesto noi ora lo facciamo con il Festival della Comunicazione. Siamo con la gente di Molfetta per ritrovare il senso del presente e del passato. Il tema del messaggio di quest’anno di Papa Francesco: «Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria (Es 10,2). La vita si fa storia». Emblematico il richiamo fatto dal Vescovo di Molfetta, mons. Domenico Cornacchia, sull’importanza di guardare «non al passato con atteggiamento nostalgico ma al futuro con dinamismo profetico». E per farlo ha citato lo scrittore Luis Sepùlveda che ci ha da poco lasciati proprio a causa del coronavirus: «Viaggiando in lungo e in largo per il mondo – scriveva −ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano». Il Vescovo invita tutti noi a «coltivare i nostri sogni, la bellezza, l’autenticità, la bontà».

Comunicazione e territorio: quali problemi ha secondo lei l’informazione in Puglia?

Ogni comunicatore, per essere incisivo, deve calarsi profondamente nel territorio. Nello stesso tempo l’informazione autonoma e corretta è un pilastro per la libertà. Come ha spiegato Luigi Sparapano, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi, «il Festival della comunicazione è frutto di un anno e mezzo di lavoro e nonostante sia stato, a seguito dell’emergenza sanitaria, riadattato in una versione digitale, si presenta ricco di incontri, dibattiti, conferenze, personaggi autorevoli e spunti tematici». Tutto questo è collegato direttamente con la comunicazione e il territorio. Scorgendo anche il solo programma del festival si può, ad esempio, incontrare la rassegna di cortometraggi locali di “Apulia web Festival”, l’intervento elaborato di “Tessuti e testi” per fare pastorale nell’era digitale e il “Virtual tour a Molfetta, Ruvo, Giovinazzo, Terlizzi”. Tutti eventi che manifestano la vivacità culturale e comunicativa nel territorio.Tutti seguiti dal settimanale di informazione “Luce e vita” e trasmessi da “Tele Dehon”. Certo,nonostante questo, non mancano i problemi di mancanza di fondi e di penetrazione efficace da parte dei mezzi di comunicazione locali. Il festival serve proprio a questo. Serve per incoraggiare soprattutto i mezzi di ispirazione cristiana ad avere più coraggio, uscire dalla sacrestia, affrontare i problemi veri.

Comunicazione e Coronavirus: come giudica il ruolo dell’informazione durante la pandemia?

Durante la conferenza stampa online il paolino Giuseppe Lacerenza, referente del Festival della Comunicazione per la Società San Paolo insieme a suor Cristina Beffa, per le Figlie di San Paolo, hanno aperto il discorso con queste testuali parole: «In queste ultime settimane siamo stati testimoni di quanto il coronavirus abbia strappato agli affetti familiari soprattutto gli anziani, la generazione che più di tutte è custode della memoria, quella deputata a narrare alle nuove generazioni la propria storia ed esperienza di vita. La Settimana della Comunicazione e il Festival ci faranno riflettere proprio su quanto abbiamo bisogno di “storie” che ci guidino come dice papa Francesco nel suo messaggio “tra le tante lacerazioni dellʼoggi” e “riportino alla luce la verità di ciò che siamo”». Per questo è importante che durante la pandemia l’informazione faccia opera di verità, dicendo a tutti come stanno le cose. Non nasconda o non politicizzi ciò che sta avvenendo. Il secondo altrettanto importante ruolo dell’informazione è quello di ricucire, per quanto possibile, gli strappi affettivi provocati dall’allontanamento sociale imposto dalla pandemia, portando conforto e sostegno nei suoi interventi con discorsi di partecipazione e sostegno a chi soffre. Non dimentichiamo infine il ruolo importante dei tanti streaming di celebrazioni liturgiche che rendono presente il rito che si sta celebrando sia nella propria chiesa e sia nella chiesa universale.

15 visualizzazioni

La Società San Paolo è una Congregazione Religiosa fondata nel 1914 in Italia ad Alba (Cuneo) dal Beato Giacomo Alberione.