• Redazione

Verso il fratello è un cammino in salita

Aggiornato il: 4 mag 2019

di Damián Pérez Domínguez


La presenza vera e autentica dell'uomo, consapevole di essere figlio di Dio, trasforma il deserto più sterile in un giardino fertile. Nel messaggio per la 53ma Giornata mondiale delle comunicazione sociali Papa Francesco invita a non vedere negli altri una minaccia bensì un fratello.

Peccato però che i discorsi contro l´accoglienza abbiano trovato nei social network un terreno dove far crescere e diffondere la paura nei confronti dei rifugiati e dei migrati. E poco importa se portano con loro il dolore di aver lasciato la loro patria. Fermiamoci al Messico e i rapporti con gli Stati Uniti: non é detto che tutti condividano gli stessi sentimenti e i pensieri negativi dei capi di stato. Per fortuna non mancano i testimoni che fanno luce su questo discorso oscurato e riempito di timore e odio.

Dialogando con Luis Ángel, un ragazzo messicano di ventidue anni, mi dice: «È vero che l'avvenire per le giovani generazioni non mostra un cammino piano e senza problemi. Ci sarà stata una generazione, lungo l’intera storia della umanità, che non abbia mai trovato difficoltà a raggiungere i suoi sogni e piani di vita? Non mi accontento di quanto scrivono sui social: sono convinto che alla radice di tanti problemi ci sia l´ignoranza e il dare per scontato che tutti dicono la verità. Noi messicani siamo molto orgogliosi della nostra cultura di accoglienza, ma non tutti riusciamo a portarla avanti. Tante parole d’odio feriscono la fiducia. Credo che ciascuno di noi debba fare proprie le parole di Papa Francesco: “Scacciate le paure che vi paralizzano, per non diventare giovani mummificati. Vivete!”».

Versione in spagnolo


Un camino en subida al encuentro del Hermano

de Damián Pérez Domínguez


La presencia verdadera y auténtica del hombre, consciente de ser hijo de Dios, trasforma el desierto más estéril en un fecundo jardín. En el mensaje para la 53ma jornada mundial de las comunicaciones sociales Papa Francisco invita a no ver en los demás una amenaza sino un hermano.

Lamentablemente los discursos contra la hospitalidad encontraron en las social network un terreno donde multiplicar y difundir el miedo hacia los refugiados y migrantes. Poco importa el dolor de abandonar la patria. Consideremos el ejemplo de México y la relación con Estados Unidos de Norteamérica: no quiere decir que todos comparten los mismos sentimientos y pensamientos negativos de los jefes de estado. Por fortuna no faltan testimonios que dan luz a este tema oscurecido, lleno de temor y odio.

Dialogando con Luis Ángel, un joven mexicano de veintidós años, me dijo:«Es verdad que el futuro para las jóvenes generaciones no muestra un camino plano y sin problemas. ¿Habrá existido una generación a través la historia de la humanidad, que no haya encontrado dificultades para realizar sus sueños y planes de vida? No me conformo con lo que escriben en las redes sociales: estoy convencido que a la raíz de tantos problemas está la ignorancia y asumir que todos dicen la verdad. Nosotros mexicanos nos sentimos muy orgullosos de nuestra hospitalidad que es una gran característica de nuestra cultura, pero no todos logramos llevarla a la práctica. Tantas palabras de odio hieren la confianza. Creo que cada uno de nosotros debe hacer propias las palabras de Papa Francisco: “Echen fuera los miedos que los paralizan, para que no se conviertan en jóvenes momificados. ¡Vivan!».

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